venerdì 6 aprile 2012

Violenza nazifascista a Lesa-Belgirate: Lesa nel Cuore pubblica i documenti ritrovati nell' Armadio della Vergogna


Nel numero 25 di "Lesa nel Cuore" in distribuzione in questi giorni viene riportata alla luce l'indagine sui fatti di violenza nazifascista avvenuti sul nostro territorio, alcuni conosciuti altri rimossi. Il documento era fra quelli scomparsi e ritrovati nel famoso “armadio della vergogna”. L'espressione “Armadio della vergogna” indica un armadio rinvenuto nel 1994 in un locale di Palazzo Cesi, in Via degli Acquasparta a Roma, contenente 695 dossier e il Registro generale riportante 2274 notizie di reato, relativi a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazifascista. Si tratta di materiale documentale (istruttorie), che era stato raccolto dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, incaricato dal Consiglio dei Ministri. In quell’armadio emersero i fascicoli delle indagini sulle più importanti stragi nazifasciste, fra le quali: l’eccidio di Sant'Anna di Stazzema, l'eccidio delle Fosse Ardeatine, l'eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto), di Korica, di Lero, di Scarpanto, la strage del Duomo di San Miniato e dell'alto Reno e molte altre. Tra queste compare anche un’accurata e attenta relazione sottoscritta dal CLN, dai Carabinieri e dal Sindaco di Lesa-Belgirate che riguarda tre episodi criminosi avvenuti nel territorio di Lesa e di Belgirate per opera dei nazi-fascisti. Di due si conosce quasi tutto. Di una si è perso il ricordo. La prima è quella della fucilazione dei Martiri di Solcio e delle vicende collegate. La storia tramandata viene sostanzialmente confermata anche se l’uccisione di Cesare Simoncini per le strade di Belgirate sarebbe avvenuta prima della fucilazione e non, come in qualche ricostruzione è riportato, nel viaggio di ritorno dei tedeschi a fucilazione avvenuta. La seconda è l’uccisione di Tullio Capris di fronte alla fabbrica Rondo, all’imbocco della Valle dell’Erno dove oggi ha sede la Herno. Una lapide ricorda l’evento e da sempre l’amministrazione comunale, l’ANPI e privati cittadini se ne prendono cura. Dimenticato appare invece il terzo episodio, cioè l’uccisione da parte dei miliziani della X MAS di tre civili capitati per caso nei pressi della stazione ferroviaria: due donne, Rodi Ivonne e Bina Maria, e un uomo, Rodi Giorgio.
Chi ne sapesse di più può scrivercelo...