lunedì 5 ottobre 2015

La storia dei Beni Comuni di Lesa - seconda puntata: Il Rivone e l'Area attrezzata di Via Davicini

Continuiamo nel racconto di opere pubbliche realizzate dall’ingegno, dalla forza e dalla generosità dei semplici cittadini nel tentativo di costruire pian piano nuovi pezzi di memoria collettiva. Altri seguiranno nei prossimi numeri del giornale…

Il Rivone alla Foce dell’Erno
Ancora all'inizio degli anni Settanta, per arrivare al Rivone, cioè la spiaggia della Foce dell'Erno dal lato verso Lesa si percorreva una strada sterrata e si doveva attraversare, nell'ordine, una grande discarica per il deposito e la separazione dei rifiuti, una struttura industriale di lavorazione di sabbia e ghiaia e, alla fine della strada, una folta vegetazione spontanea nella quale i rovi facevano la parte del leone. Non c'erano le ville del complesso chiamato "Villaggio azzurro" e la spiaggia confinava con terreni agricoli in gran parte lavorati . Sul lato di Solcio invece uno stretto sentiero attraversava un fitto e intricato bosco di vegetazione spontanea. In queste condizioni è evidente che la fascia di spiaggia utilizzabile dai bagnanti fosse di dimensioni estremamente variabili e dipendenti dal maggiore o minore livello del lago oltre che dalla portata del torrente. Nei periodo in cui il lago era basso e l'Erno in secca lo spazio era immenso, quando il lago era alto e la portata dell'Erno buona la spiaggia si riduceva a una striscia sottile di ghiaia e sabbia. Già alla fine degli anni Settanta con l'avvento massivo della plastica, il mutare delle condizioni di raccolta e delle tipologie di lavorazione dei rifiuti la grande discarica a monte del Rivone non è stata più utilizzata se non da qualche "abusivo". I grandi cumuli di rifiuti sono stati velocemente invasi da arbusti, sterpaglie e pian piano l'area è divenuta una curiosa e angosciante giungla. Da sempre la spiaggia del Rivone era considerata la spiaggia dei Villesi, cioè gli abitanti di Villa, che la frequentavano più di quella del Castellaccio e un po' meno dai solcesi che avevano un'alternativa stuzzicante (anche per gli incontri e le frequentazioni) in quella del campeggio. Per anni i suoi frequentatori più assidui erano stati gli abitanti piuttosto che i villeggianti, ma negli anni Settanta il rapporto comincia a equilibrarsi. Il dato non è poco rilevante perché proprio un gruppo fisso di villeggianti milanesi inizia ad affiancare gli affezionati frequentatori del Rivone e a collaborare alla sua pulizia oltre che alla progressiva ripulitura dai rovi dell’area immediatamente posteriore alla riva. È così che pian piano la spiaggia si allarga. Le operazioni di pulizia vengono effettuate nel rispetto dei grandi salici, fondamentali per creare le zone d’ombra caratteristiche di questo luogo. Tra i villeggianti che collaborano attivamente a questa opera c’è anche il Sala, che negli anni seguenti sceglierà poi di stabilirsi definitivamente a Lesa, famoso anche per l’hobby della pittura (alcuni suoi quadri sono tutt’ora visibili all’interno del Circolo Comunale Lesiano). Proprio lui posa alcuni cestini per la raccolta dei rifiuti e un rubinetto pubblico che attinge l’acqua da una sorgente sotterranea. Innamorato del luogo ci risiede anche per un’estate intera in una tenda che diventa un po’ una sorta di centro di incontro dei bagnanti. Pia piano con il lavoro di tutti i frequentatori la spiaggia si allarga e nasce anche il primo, precario, bar. Periodiche e pubblicizzate operazioni di ripulitura e sistemazione della spiaggia per opera dei volontari e delle associazioni del nostro Comune costellano tutti gli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Il cruccio maggiore dei frequentatori resta comunque la giungla di arbusti e cumuli di immondizia antica che permangono sull’area a monte, di fronte alla industria che lavora la ghiaia. Nel 1990 nasce l’idea di un’operazione definitiva. Gianni Marforio, Presidente del Comitato Consultivo Territoriale di Lesa, convoca una riunione congiunta delle Associazioni con le aziende artigiane di Lesa e chiede all’amministrazione comunale guidata da Gianni Lucini l’autorizzazione a un intervento radicale. In brevissimo tempo l’Ufficio Tecnico del comune predispone il progetto. Si raccolgono i soldi e gli artigiani del nostro Comune mettono a disposizione i mezzi necessari per bonificare l’intera zona, liberandola dai rovi, asportando i cumuli di rifiuti, spianando il terreno e ricoprendolo con uno strato di ghiaia di fiume recuperata nello stesso luogo. L’area viene poi piantumata con giovani alberi regalati alla comunità da floricoltori e singoli cittadini o recuperati dal vivaio della Forestale. Al termine delle operazioni di recupero ambientale una grande festa accoglie la decisione degli alunni delle scuole di Lesa di “adottare” i giovani alberi. Non diversa è la genesi dell’intervento operato sul lato verso Solcio dell’area. Qui per iniziativa del locale Comitato Consultivo Territoriale e dell’Associazione Amici di Solcio inizia la ripulitura del terreno con la collaborazione fattiva di gran parte delle Associazioni di Lesa chiedendo e ottenendo dall’Amministrazione Comunale la realizzazione di un’area attrezzata che consentisse una miglior fruizione della zona. L’amministrazione guidata da Letizia Romerio Bonazzi trova i finanziamenti per un’operazione più complessa e oltre alla risistemazione ambientale sul lato verso Solcio realizza una vera area destinata ai pic nic. In quegli anni prende vita anche un progetto più impegnativo che prevede la realizzazione di una pista ciclabile che colleghi Solcio a Lesa attraversando il Rivone ed evitando la statale. Con l'avvento della prima amministrazione Grignoli di quel progetto non si è più saputo nulla. Oggi però a distanza di pochi anni da queste azioni di recupero ambientale, gran parte degli alberi piantumati all’inizio degli anni Novanta sono scomparsi per incuria ma soprattutto per il carico grave del parcheggio incontrollato di mezzi a motore e sulla spiaggia la situazione appare cambiata in peggio tanto da far temere che l’intera area sia ormai entrata in una nuova fase di degrado per carenza di cure e di attenzione da parte di chi dovrebbe gestire i beni comuni.

L’area attrezzata di Via Davicini
Per molti anni l’estate lesiana diventava un’occasione straordinaria per le Feste delle Associazioni e dei Partiti. Ce n’era una alla settimana e ciascuna aveva la sua “storica collocazione”. L’area del vecchio campetto sportivo delle ACLI di Lesa ospitava la Festa della Croce Rossa (per anni la più partecipata in assoluto) e quella degli alpini di Lesa-Solcio. Nel prato antistante il Castellaccio c’era la Festa dell’Avanti dei socialisti mentre gli Alpini di Villa Lesa organizzavano come oggi la loro festa nella sede storica della Valle dell’Erno. Il parco giochi solcese, quello a ridosso dei Cantieri Nautici, era il teatro scelto per le feste degli Amici di Solcio e il pratone al fianco della chiesa di San Sebastiano ospitava la Festa della Società del Buonumore. La festa dei comunisti per molti anni si svolgeva nei terreni di proprietà Cassani in Via Davicini, la stessa area dove oggi sorgono le case della Cooperativa. Proprio dopo l’avvio della costruzione di quelle case si spostarono al Castellaccio nella stessa area già utilizzata per la Festa dell’Avanti mentre la Democrazia Cristiana e, in anni più recenti, Forza Italia, tenevano una festa intercomunale sul territorio di Belgirate. Lo Sci Club Lesa 77 sceglieva di anno in anno il luogo così come l’AIB. Dopo la realizzazione del campo sportivo la Nova Esperia Calcio cominciò a organizzare la propria festa nella porzione di terreno rimasta libera al vertice del campo da gioco dove esisteva un vecchio cascinino. La dispersione dei luoghi comportava sforzi notevoli di impianto e organizzazione per rispondere alle norme di sicurezza e a quelle igienico-sanitarie progressivamente divenute sempre più stringenti. All’inizio degli anni Novanta prese così corpo l’idea di attrezzare un’unica area da destinare alle Feste. La scelta cadde sulla porzione di terreno al vertice del campo da calcio, già nella disponibilità del Comune. L’idea era quella di unire gli sforzi costruendo le strutture con l’apporto di lavoro volontario mentre il Comune avrebbe provveduto a redigere il progetto e a fornire il materiale. Sulla carta sembra difficile far lavorare fianco a fianco Associazioni diverse e, come accade a Lesa, spesso non troppo amiche tra di loro. Inimmaginabile appare poi la possibilità di far collaborare tra loro partiti politici differenti e contrapposti. Invece accade. Il geom Manlio Guarnori redige il progetto il lavoro inizia. Nel 1996 viene finalmente inaugurata l’Area Attrezzata con una cerimonia ufficiale. Per rimarcare l’importanza dello sforzo e l’incredibile amalgama tra persone, associazioni e partiti, il giornale dell’amministrazione comunale “Lesa e le Frazioni” pubblica l’elenco di tutti i protagonisti dell’impresa. Lo riportiamo così com’era. Forse tardivamente potrebbe diventare una targa da posare all’Area Attrezzata per ricordare la capacità della nostra comunità di realizzare imprese giudicate impossibili.
Chi lavorò alla realizzazione dell'area attrezzata
(fonte: Lesa e le Frazioni n°3/96)

Persone
Alesina Renato
Barcia Salvatore
Boccon Giuseppe
Borroni Paride
Bottasini Giuseppe
Braga Bruno
Chiesa Claudio
Chiesa Paolo
Conterio Giorgio
Danini Renato
Diana Rodolfo
Favaro Nicola
Fornara Adriano
Guarnori Manlio
Guella Giovanni
Iacchini Luca
Lucini Gianni
Lucchini Amedeo
Maggioni Mario
Marforio Giovanni (Gianni)
Marforio Silvio
Massari Aldo
Minniti Salvatore
Padulazzi Renzo
Pittarello Cesare
Pittarello Moreno
Prini Gianpiero
Proserpio Roberto
Provenzano Michele
Rodi Mario
Romerio Bonazzi Marco
Rossetto Pietro
Scheurmann Paolo
Sella Marco
Stoppini Alberto
Tagliaferro Romano
Tavolacci Giuseppe
Tedesco Francesco
Tensi Mario
Valsesia Massimiliano
Vernizzi Odoardo

Associazioni e Partiti
A.V.I.S.
A.I.D.O.
Amici del Carnevalino Villese
Corpo Bandistico "La Volpina"
Cicloamatori Lesa
Forza Italia
Gruppo Alpini Lesa – Solcio
Moto Club Lesa
Nova Esperia Calcio
Partito della Rifondazione Comunista
Sci Club Lesa 77
Associazione Tramonto d'Oro


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